Ho vissuto solo un’ora

Poi si è rotta la scena

Parole livide come sassi disobbedienti

Scivolano lente sulle mie derive.

In questi climi estremi –di confine

Ho distillato l’effimero

Con occhio insolente-

Peggio per loro – io sono innocente.

Lo so –c’è una grammatica astuta

Nel divenire di un giullare

Numeri irrazionali mi governano

Sono istruita all’espediente

E non ho specchi che riflettano

Sostanza

Ma giro intorno alla verità

Come un’ape intorno al suo favo-

Non sono né puttana né assassino

Eppure non ho appello

sul limite della congettura

l’imbroglio del mondo- e gettate la toga, non vi si addice

Questo è integralismo morale da taverna.

Così non mi salutano i giorni

Se ne vanno

Come esseri incompiuti senza un volto

Ma davanti alla gente – al suo tacere

Ci sono i cancelli della mia galera.